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Opere /
“TUTTUNO” (Animalia)
iLseparabile
dittico - acrilico su tela
40x82 cm

Il genio di Venezia
dittico - acrilico su tela
162x50 cm

Cos'è TUTTUNO. È un'epica personale contemporanea alla ricerca di senso.
Metafora del viaggio che ognuno di noi compie nell'Universo, dove è inevitabile incontrare quelle creature fantastiche che da sempre abitano l'immaginario umano, tra mistero e amenità rassicuranti…
Testi critici (fondo pagina):
Pittura demiurgica alla ricerca di un perimetro di sicurezza
- di Annalisa Cattani.


Sardina ballerina
dittico - acrilico su tela
243x80 cm




Gambero Rotto

dittico - acrilico su tela
243x80 cm


Il Quaniglio
dittico - acrilico su tela
100x60 cm




sFarfallina
dittico - acrilico su tela
81x30 cm



iDea meravigliosa
dittico - acrilico su tela
86x25 cm

Nettuno è perfetto
dittico - acrilico su tela
86x25 cm



Make me sober flamingo
dittico - acrilico su tela
81x30 cm



TIMballo di anatra all'arancia
trittico - acrilico su tela
300x235 cm




Chela dOrarta
dittico - acrilico su tela
243x80 cm



San Giorgio e il gambero
dittico - acrilico su tela
62x40 cm



L'Amarquila
acrilico su tela
dittico - 40x62 cm


ICTYS
acrilico su tela
polittico - 215x170cm




Testi critici:
Pittura demiurgica alla ricerca di un perimetro di sicurezza
- di Annalisa Cattani.
«Questo percorso di Lorenzo Marabini diventa un rituale di un semionauta alla ricerca di un perimetro di senso tra mondi e modi. Si tratta di un tentativo di aggiustamento, una sorta di ricerca platonica della metà mancante che richiama un amorevole Simposio che si perde e ritrova nella diversità. La tensione è fisica e metafisica al contempo, in modo particolare in "ICTYS", in cui il dipinto sembra emergere da un mondo che ci trasporta dal minimal al paleocrisitano.
Si cerca una catarsi all’interno di un’esistenza tragicomica che trova corrispondenze epifaniche per riempire un tempo dilatato nella noia e nell’imperscrutabile. Profetiche e all’unisono con il nostro attuale distopico esistere che chiude mente e cuore di fronte ad un divenire incerto e senza forma o appiglio razionale alcuno.
La ricerca di una combinatoria rivela il tentativo di riordinare, di ricostruire corrispondenze, spazi di condivisione, che diventano catalizzatori di nuovi mondi, che altro non sono che sguardi diversi su quanto ci è dato esperire. Il linguaggio visivo si fa trasduttore di immersioni visivo verbali che come ogni antifrasi si fanno dispositivi dialettici dai quali iniziare nuovi percorsi narrativi con cui auto affabularsi e affabulare. I giochi di parole che uniscono titolo e pittura in paradossali tautologie creano nuovi archetipi, che ci trasportano in un “trance narrativo” che ci pone di fronte ad icone ipnotiche rassicuranti dove mondi lontani ma affini si uniscono per ridare spessore alle cose e riabituarci alla definizione degli universi, recuperati e non implosi nel buzz quotidiano che eccesso di paura e tecnologia ci hanno imposto.
Ogni lavoro contiene condensazioni e spostamenti, che, come ci ricorda Freud nel “Motto di Spirito”, ci connettono direttamente con la parte più profonda e pura di noi, il nostro es, tradito e addomesticato quotidianamente in una uniformante e ordinata corsa verso un doveroso nulla, servito fino allo sfinimento.
E così il “Quaniglio” sembra il tentativo di arrestare la corsa paurosa e impaurita di una selvaticità nobilitata, mentre "iLseparabile”, anagrammato tra animale e gesto di assenso, sembra sottolineare il falso accordo di un lasciarsi amichevolmente, sinonimo di una passionalità che lascia il posto alla compostezza e alle buone maniere, perché l’ardore richiede troppo dispendio di energie e pensieri.
Non manca il respiro surreale di diversi lavori tra i quali “Make me sober”, dove il sexappeal si fonde con un fuggente atlante botanico che cerca nel naturale e nella bellezza un antidoto ad un ridondante esercizio di stile di un’erotismo che solo nel kitsch trova l’antidoto e la cristallizzazione. Fa eco a questo sentire la “Sardina ballerina” che confonde l’estetica, annullando o amplificando la grazia oltre il confine della leggerezza, per innalzarlo qui alle altezze dello spirito o dello humour? Macchine allegoriche, unità di misure dell’assurdo, agrimensori di un mondo che si fa big bang.
Una nota a parte merita "ICTYS". Un dipinto a polittico che aspira a una dimensione trascendentale fondendo in un tutt'uno la concretezza storica delle radici culturali dell'uomo all'imponderabilità dell'universo che qui si risolve nell'apparente paradosso del Figlio di Dio fatto Uomo... ma anche "Pesce": l'immagine del pesce è uno dei più antichi simboli della cristianità ai tempi delle persecuzioni poiché la parola stessa, ictys, nascondeva l'acronimo di Gesù Cristo Figlio di Dio, Salvatore (ΙΙησοῦς Χριστός Θεoῦ Υἱός Σωτήρ - Iesùs Christòs Theù HYiòs Sotèr). Lorenzo Marabini propone qui « una dilatazione semantica dell'iconografia tradizionale per gettarci davanti agli occhi un'istantanea drammatica del mondo contemporaneo "civilizzato", tanto refrattario alle connessioni profonde quanto incapace di comprendere anche le relazioni più evidenti tra natura umana, vegetale e animale nel contesto di una mutua necessità e di destino condiviso […] »
¹ Sigmund Freud, Il motto di spirito, Bollati Boringhieri, Torino 1991, pp. 150-151.
² Ibidem
Lorenzo Marabini, pittore scambista
- di Tobia Donà
« “M‛culloch, John Ramsay (1789), statistico ed economista fu libero scambista. Oppenheim, Heinrich Bernhard (1819), docente e profugo politico, fu deputato e libero scambista. Prince-Smith, John (1809), membro della camera dei deputati prussiana, fu libero scambista. Devas, Charles Stanton (1848), insegnò economia politica al Stonyhurst College, fu libero scambista. Neumann Spallart, Franz Xavier von (1837), economista e statistico, fu libero scambista. Hübner, Otto (1818), mercante e finanziere austriaco, fu libero scambista. Bowring Sir John (1792) politico, scrittore di politica ed economia, fu libero scambista…”
Re‐inventare, ridare anima. Rappresentare di nuovo in modo diverso. Dare corpo, rendere vero. E infine mescolare tutto, scambiare per accorgerci e, consolarci, che tutto va bene, tutto funziona ugualmente. Scambista convinto, poiché intende per scambio un gesto “fatto col fine di acquistare un bene la cui utilità è giudicata superiore a quella del bene che si dà in corrispettivo”, Lorenzo Marabini pratica un’arte che non è denuncia, non è noiosa protesta, non vuole portare all’attenzione fatti ingiustizie... uniformandosi al coro della moda che attraversa indistintamente molti big internazionali e artisti alle prime armi.
Lorenzo è pratico, è intelligente, ha studiato filosofia, comunicazione e ha lavorato tanto nella pubblicità, il suo lavoro arriva dritto, rapido come un treno a tutta velocità, ci scuote e ci devasta poiché comprendiamo che tutto è da cambiare, e non vi sono certezze.»